clarityE’ facile rimanere confusi davanti alla semplicità della meditazione / mindfulness.

Se a questo si abbinano le tante informazioni (a volte contraddittorie) disponibili su internet, libri e riviste, trovarsi disorientati è un attimo.

Il risultato è che capire correttamente cos’è, a cosa serve e come si pratica la mindfulness può essere più facile a dirsi che a farsi

Per questo ho preso spunto da articoli, post, blog e dalle domande che sento durante i corsi per chiarire sei punti che creano facilmente confusione:

LA PRATICA È SENZA UNO SCOPO: FALSO

La meditazione è un processo che mette in contatto con la propria esperienza, che cambia continuamente.

A dirla come Rob Nairn, notiamo cosa accade (e come lo fa), mentre sta accadendo. Si distinguono degli stimoli e  delle reazioni ad essi. La relazione che coltiviamo con gli stimoli da forma alla nostra esperienza. Crea le condizioni per maggiore libertà interiore e felicità, oppure il contrario. Ecco che ha senso stabilire un’intenzione esplicita come punto di partenza della pratica.

Meditare con un’intenzione, a parità di energia investita, porta risultati più precisi. L’intenzione collega l’esperienza del momento presente con una direzione di vita per vivere con consapevolezza e intenzionalità.

È UN ESERCIZIO DI CONCENTRAZIONE: FALSO

La meditazione ha una qualità di leggerezza. Portare attenzione a ciò che accade senza interferire fa si che l’esperienza emerga e si sciolga da sé, senza interferenze.

È vero che “concentrazione” è una parola utilizzata comunemente nell’allenamento alla meditazione. È vero anche che la parola “concentrazione” nel linguaggio della meditazione ha una connotazione particolare: è priva della rigidità che renderebbe la pratica pesante e la mente più chiusura. L’attenzione che si allena con la meditazione ha una qualità morbida, amichevole, leggera.

La parola che più si avvicina è focus.

L’attenzione riposa su un punto (oppure in consapevolezza aperta), al tempo stesso il contesto in cui questo avviene rimane nitido, senza sparire nell’intensità della concentrazione. Questa leggerezza è uno dei fattori che permettono alla mente di aprirsi. La meditazione di consapevolezza è una pratica integrata, accoglie la totalità dell’esperienza senza escluderne delle parti.

SERVE AD ESTRANIARSI DALLA REALTÀ: FALSO

È la concezione opposta a quella della concentrazione. La mente si perde in un ambiente ovattato e scollegato da quello che sta accadendo. Viene facilmente considerato come uno stato interiore vago e piacevole.

La meditazione serve invece a entrare in contatto con se stessi e la propria esperienza, senza seguire le reazioni a ciò che accade. In questo modo si comprende in maniera sempre più completa la mente, il suo funzionamento, le sue risorse e le sue capacità innate.

ELIMINA I PENSIERI: FALSO

Eliminare i pensieri è impossibile!

I pensieri sono un’espressione naturale della mente, pretendere di eliminarli sarebbe come volere che il sole non irradiasse raggi di luce, o che i fiori sbocciassero senza i petali.

La meditazione crea una relazione diversa con i pensieri. Fa scoprire che i pensieri non sono un problema. A renderli tali è la relazione con i pensieri.

Diventa chiaro che i pensieri sono di due tipi:

1) involontari, spontanei, che la mente produce continuamente;

2) Volontari, intenzionali, che formano il processo del pensare.

L’abilità di sganciarsi dal coinvolgimento con i pensieri riduce lo stress del pensare continuo, anche quando non è necessario, lasciando i pensieri liberi di fluire indisturbati e senza diventare un disturbo.

CREA DISTACCO DALLE EMOZIONI: FALSO

La meditazione aumenta la connessione con sé stessi e le proprie esperienze. Questa maggiore vicinanza apre uno spazio che permette di sganciarsi dal coinvolgimento con le emozioni e lasciarle essere, così come sono.

Respingere, strattonare, negare le emozioni a cui ci si aggancia è un processo inutile e doloroso. Crea maggiore conflittualità e quindi aumenta lo stress.

Per trovare spazio e respiro serve entrare in contatto con le emozioni e la loro energia, così da mollare la presa dalle reazioni che le rendono conflittuali.

È UNA PRATICA MENTALE: FALSO

La meditazione ha un’importante qualità somatica.

Le emozioni si esprimono nel corpo e attraverso il corpo siamo in relazione con gli altri e con il mondo. La meditazione avvicina al corpo e fa vivere dal suo interno.

Mente e corpo hanno un’interrelazione estremamente ramificata e sottile. Insieme danno forma a un sistema che esprime le proprie risorse al meglio da una condizione di integrazione. I fattori socioculturali possono favorire questa integrazione o renderla più complessa. Nella nostra cultura il paradigma che vuole la supremazia della ragione sulle emozioni crea disequilibrio e allontana dall’esperienza corporea e quindi emotiva. È un allontanamento che crea un paradosso, perché ci tiene in balia proprio di quelle emozioni da cui cerchiamo di allontanarci.

Una pratica corretta della meditazione avvicina alla dimensione corporea e aiuta ad integrare corpo e mente. Si crea un equilibrio interiore che dà accesso alle risorse interiori. Per questa ragione, per essere efficace la meditazione può solo avvenire nel corpo.

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