Fare attività fisica ogni settimana, smettere di fumare, impegnarsi in un nuovo progetto lavorativo, mangiare cibo più sano, studiare per superare un esame o un concorso.

Quanto dura la spinta dei buoni propositi, come quelli che formuliamo ad inizio anno?

Di norma, quando ci accompagna per una manciata di giorni è già un successo. Poi si esaurisce e l’intento stabilito rimane una bella aspirazione, quando non viene dimenticato o messo in secondo piano da altro, magari di meno urgente e rilevante.

Succede con i propositi superficiali, esattamente come avviene con quelli importanti, che possono riguardare anche la nostra salute.

Questo dice chiaramente che la sola urgenza e centralità di un risultato non viene necessariamente soddisfatta grazie all’entusiasmo iniziale, per quanto sano e coinvolgente possa dimostrarsi. Ed è naturale che sia così.

La spinta dell’entusiasmo ha una durata breve e anche quando è intensa è destinata a esaurirsi di lì a breve.

È fondamentale capire che entusiasmo e motivazione sono due cose diverse che ci aiutano in maniera diversa.

L’entusiasmo è come un fuoco che brucia rapidamente il carburante che lo alimenta. Può generare una fiamma luminosa, intensa e comunque di breve durata.

La motivazione è come un fuoco che viene alimentato con continuità e per questo è in grado di estendersi nel medio e lungo periodo.

È possibile utilizzare la spinta dell’entusiasmo a nostro vantaggio.

Per farlo va tenuto a mente un principio di base: ogni cambiamento è il risultato di un set di atteggiamenti e azioni ripetute con regolarità e per un certo periodo di tempo, che diventano così una nuova abitudine.

Da questa ottica, l’entusiasmo iniziale può aiutare ad attivarci per mettere in atto i comportamenti che gradualmente diventeranno una nuova abitudine.

Uno dei comportamenti da alimentare, per la sua capacita’ di mantenerci allineati con i nostri obiettivi sino al loro raggiungimento, è la motivazione. È lei ad accompagnarci sino al raggiungimento dei nostri obiettivi, specialmente quelli sul medio e lungo periodo.

La tendenza a distrarci è forte e radicata e incide sulla qualità di quello che facciamo. I cali di intensità dell’impegno sono direttamente proporzionali alla frequenza della distrazione, alla durata del percorso e alla sua difficoltà.

Anche presi singolarmente sono due potenziali impedimenti capaci di rallentare il percorso di cambiamento, come possono fermarci prima di avere raggiunto l’obiettivo verso il quale tendiamo.

In conclusione, possiamo affidarci all’entusiasmo per iniziare a mettere in campo concretamente i comportamenti che diventeranno le nuove abitudini. Per proseguire dobbiamo invece affidarci alla motivazione, che va allenata come uno dei fattori chiave del cambiamento.

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